lungolago stresa

Con il grande scrittore americano sui luoghi di Addio alle armi, per rivivere un epoca: quella dei grandi alberghi del lungolago, delle prime regate, della nobiltà europea

Anche nel passato il lago Maggiore era frequentato dai turisti stranieri, attratti dal clima mite, da un paesaggio unico – situato tra pianura e montagna – e dai lussuosi alberghi. Questi erano diventati sede obbligata di villeggiatura: i rappresentanti della borghesia europea trascorrevano lunghi periodi di quiete in questi luoghi. Oggi molto è cambiato, ma il paesaggio conserva ancora testimonianze di quel tempo.

Tra i personaggi che vennero a soggiornare sul lago Maggiore e da questo furono affascinati, ci fu il più grande e famoso scrittore del secolo, colui che rivoluzionò la letteratura ed i cui influssi ed insegnamenti si avvertono ancora oggi: Ernest Hemingway. Allora giovanissimo, soggiornò a Stresa nel settembre del 1918.

Venuto in Italia come volontario della Croce Rossa Americana, con l’incarico di autista d’ambulanza, Hemingway avrebbe voluto partecipare alla Prima Guerra Mondiale, combattendo nei reparti di prima linea, ma un difetto alla vista lo costrinse a ripiegare, dopo essere stato riformato, verso un ruolo di supporto. Per lui era comunque un modo di “vivere la guerra”.

La sua attività di autista sulle sterrate e tortuose strade del Carso era tutt’altro che priva di rischi; perdipiù, con la scusa di portare generi di conforto alle truppe impegnate in prima linea, Hemingway raggiungeva i campi di battaglia per osservare la guerra con la curiosità del cronista. Per lui, giornalista alle prime armi, quell’esperienza era una palestra importante se non fondamentale.

In una di queste sue “incursioni”, l’8 luglio del 1918, nei pressi di Fossalta, in località Busa del Buratto, fu gravemente ferito ad una gamba. Nonostante la ferita, trasse in salvo due soldati italiani e, per questo eroico gesto, gli fu conferita la Croce di Guerra americana e la Medaglia d’Argento italiana. Questo tragico e glorioso episodio segnò per sempre la vita di Hemingway ed il suo atteggiamento verso la vita e la morte. Curato in un ospedale da campo, fu poi trasferito a Milano per completare le cure e trascorrervi un lungo periodo di convalescenza.

Scosso da ciò che aveva visto e provato, iniziò ad elaborare mentalmente il materiale che, soltanto undici anni dopo, nel settembre del 1929, avrebbe dato alle stampe con il titolo di “Addio alle Armi”. In questo libro, considerato da molti critici il suo capolavoro, Hemingway raccontò, con le dovute aggiunte romanzesche, le esperienze vissute in quell’intenso anno di guerra. I luoghi che fanno da sfondo ai personaggi reali od immaginari del racconto, sono resi con raro realismo: fra questi ritroviamo il lago Maggiore e Stresa.

Come si è già detto, nel settembre del 1918 Ernest Hemingway, insieme ad un amico, trascorse una settimana di licenza al Grand Hotel des Iles Borromées di Stresa ed ebbe modo di visitare la zona e le cittadine vicine.

Hernest Hemngway in barca sul Lago Maggiore

Hemingway in barca

Dai suoi biografi veniamo a conoscenza che lo scrittore aveva una memoria prodigiosa: ricordava nomi, luoghi e persone con precisione, senza bisogno di prendere appunti. Affermava inoltre che uno scrittore può raccontare scrivendo solo quello che conosce bene e che, nelle descrizioni, sono più evocative le omissioni che non ciò che si descrive con minuzia. Da questo si deduce con quale attenzione volle conoscere la zona che è così ben riportata nel romanzo.

Un esempio lo ritroviamo nel quarto capoverso del capitolo ventunesimo di «Addio alle Armi», dove si parla per la prima volta del lago: «Avevamo scelto Pallanza, il lago Maggiore, così bello quando cadono le foglie e dove si può passeggiare in collina, e anche pescare le trote. Avevamo preferito Pallanza a Stresa, per via della gente, si arriva in un momento da Milano a Stresa, e vi si incontra tutta la città. A Pallanza anche le case sono belle e con la barca si può andare alle isole dove vivono i pescatori, c’è un ristorante nella più grande. Ma non andammo a Pallanza.»

La stazione ferroviaria di Stresa, dove scende il tenente Henry, il protagonista di “Addio alle armi”.

stazione ferroviaria di Stresa

Nel libro il protagonista – il tenente Frederick Henry -insieme alla sua compagna, l’infermiera Catherine Barkley, arriva a Stresa solo verso la fine del romanzo: il lago sarà lo scenario della loro fuga clandestina in Svizzera, dove avverrà il tragico epilogo. La fuga in barca del tenente Henry, favorita da un cameriere dell’albergo, viene descritta con precisi accenni al lago Maggiore e alla costa piemontese che quasi stupiscono.

Stresa viene dipinta nei colori e nell’atmosfera inconfondibile dell’autunno sul lago Maggiore che, certamente, ricordava all’autore quella dei laghi del Michigan, sulle cui rive trascorse le vacanze dell’infanzia. E’ una Stresa “fuori stagione”, vuota e tranquilla, la cui vitalità e festosità estiva la si intuisce negli accenni all’albergo, lo splendido Hotel des Iles Borromées, in cui anche Hemingway alloggia.

Quando, nel 1948, Hemingway sbarcò a Genova per restare in Italia per un lungo periodo, tornò a Stresa. Era ormai famosissimo, i sui libri erano tradotti in tutto il mondo e, da pochissimi anni, tradotti anche in italiano. Preceduto dalla sua leggenda, Hemingway torna così al Des Iles Borromées ed alloggia nella stanza 106, la più bella, al primo piano, con un bel terrazzo da cui si ha una splendida vista del lago. Una stanza ‘dove potè riposare e, forse, scrivere.