museo dell'ombrello gignese

Il Paese degli Ombrelli

Gignese è il più alto comune del Vergante, la fascia di terra del Verbano tra Arona e Baveno sulle pendici del Mottarone. Comprende le frazioni di Vezzo, Nocco e Alpino. È un luogo di soggiorno tranquillo, nel verde, a due passi dal lago e dalle Alpi, che sciorina panorami mutevoli e dolci su cinque piccoli e grandi laghi. Incastonato nel fitto di castagneti tra il lontanare delle colline e il rumoreggiare dei torrenti, esso è la patria indiscussa degli ombrellai d’Italia, che raduna attorno a sé una manciata di altri villaggi, in qualche misura dediti alla stessa arte.

Perché certo di arte si tratta, e di un’arte venuta da tempi lontani: dal ’700. Originata dal bisogno di una terra avara e dalla creatività degli indigeni. Quando una zona è povera come il Vergante di allora, alla carenza di risorse deve infatti supplire l’acutezza dell’inventiva. Fu così che gli abitanti, che fino a quel tempo pare fossero stati abili intagliatori del legno con qualche esperienza nella lavorazione del ferro (trappole), intrapresero la riparazione, la fabbricazione e la vendita degli ombrelli.

negozio ombrelli

Si tramanda che l’opportunità per la nuova e più redditizia professione sia stata offerta da un fortuito quanto fortunato incontro con alcuni ambulanti francesi che avevano valicato le Alpi per esplicare in Torino il mestiere dell’ombrellaio, e che in breve i gignesini superarono in capacità e ingegno.

settanta anni museo ombrello

Prende in tal modo origine la vagabonda e leggendaria vita dell’ombrellaio di Gignese e del Vergante in genere. Una “barsella” sulle spalle (sacco o cassetta contenente pochi e rozzi attrezzi da lavoro da lui stesso costruiti), il tabarro consumato, qualche “burel” (soldo) in tasca insieme con la foto della “gnufela” (la ragazza) o della moglie, e nel cuore il magone per il suo Merguzzeu (Mottarone) che non vede più stagliarsi all’orizzonte, se ne va girovago di villaggio in villaggio. Non sa dove lo sorprenderà la notte, se presso un cascinale nel cui fienile coricarsi o en plein air nel lucore delle stelle.

Non sa se domani a quel suo richiamo lungo che si perde nei vicoli e l’eco rimanda ampliato e arrochito, “umbrilat, oh l’umbrilat!”, molte porte si apriranno per consegnare un ombrello a cui rifare la tesa. Né sa se realizzerà la vendita di un paracqua nuovo per il quale ha faticosamente reperito il materiale cammin facendo e che ha costruito sotto la canicola o nel gelo con passione d’artista, ponendo in atto, all’occorrenza, competenza di falegname, di sarto, di stagnaio.

Il museo dell’ombrello di Gignese

A memoria di questo scorcio di vita e di cultura, sorge a Gignese nel 1939 il museo dell’ombrello e del parasole, assolutamente unico al mondo nel suo genere. Ricalca la forma poligonale del parapioggia e, strutturato su due piani, raccoglie e presenta, oltre e insieme alla storia dell’ombrello, la documentazione più dettagliata su quanto nei secoli è andato ruotando attorno a questo oggetto: uomini e cose, tradizioni e linguaggi, norme e “sociologie”.

antica bottega ombrellaio stresa

Ricco di oltre 1500 esemplari di ombrelli e di parasole raccolti e conservati con criterio cronologico: di tutte le fogge, di tutte le età, di tutti i pregi. Abbiamo il parasole cinese fine ‘700 in prezioso damasco e impugnatura d’avorio, e quello dipinto a papaveri e fiordalisi di fine ’800. Molti quelli in pizzo, raso o seta con manici in oro o in legno intarsiato. Abbiamo gli ombrelli più rari e insoliti per i materiali usati (addirittura cuoio e corteccia di palma) e per le personalità cui sono appartenuti: la principessa Clotilde di Savoia e la regina Margherita, Chamberlain, Mazzini, molti cardinali. Non manca l’ombrello da Viatico e quello del doge Loredan, particolarmente pregiati.

gianfelice lantani museo ombrello

Diverse le sale del museo, da quella contenente gli arnesi dell’ombrellaio ambulante a quella con la ricostruzione fedele della bottega artigiana, offre, insieme con la storia dell’ombrello, uno spaccato di civiltà.

Girovaghi e venditori ambulanti per scelta, capitava che qualcuno tra gli ombrellai più intraprendenti alla fine aprisse un proprio negozio in una grande città della pianura: Torino, Milano, Piacenza o Genova. Il primo di essi fu Giovanni Giraldini che all’inizio dell’800 mise su bottega a Torino. Attualmente i Susanna di Genova, i Ragazzoni di Padova, i Righini di Venezia, gli Zanetta di Aosta sono noti a molti. Perfino a San Francisco e a New York, fastosi negozi portano oggi il nome di questi uomini.